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Recensione di “Le Cinque Donne”

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Autore: Hallie Rubenhold, S. Fefè

Casa editrice: Neri Pozza

Anno di pubblicazione: 2020

Genere: Biografia

Trama: Londra, 1887: l’anno, recitano i libri di storia inglese, del Giubileo d’Oro, dei festeggiamenti per il cinquantenario dell’ascesa al trono della regina Vittoria. L’anno, però, anche di una storia di cui pochissimi sono a conoscenza, e che i più preferiscono dimenticare: la storia di una senzatetto, Mary Ann Nichols, detta Polly, che bivaccava come tanti a Trafalgar Square. A differenza della monarca, la sua identità sarebbe presto caduta nell’oblio, anche se il mondo avrebbe ricordato con grande curiosità il nome del suo assassino: Jack lo Squartatore. Polly fu la prima delle cinque vittime «canoniche» di Jack lo Squartatore, o di quelle la cui morte avvenne nel quartiere di Whitechapel nell’East End. Al suo omicidio seguì il ritrovamento dei cadaveri di Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly. La brutalità degli omicidi di Whitechapel sconvolse Londra, soprattutto perché l’assassino riuscì a darsi alla macchia senza lasciare indizi circa la sua identità. Mentre il cosiddetto «autunno del terrore» volgeva al termine, Whitechapel si riempì di sedicenti giornalisti intenti a cavalcare l’onda. I giornali andarono a ruba e, in mancanza di informazioni certe da parte delle autorità, le pagine furono sommerse di infiorettature, invenzioni e voci infondate, come quella secondo cui i pensionati di Whitechapel fossero «bordelli di fatto, se non di nome», e quasi tutte le donne che vi risiedevano, con pochissime eccezioni, fossero delle prostitute. Per centotrenta anni le vittime di Jack lo Squartatore e le loro vite sono dunque rimaste invischiate in una rete di supposizioni, pettegolezzi e ipotesi inconsistenti, cosicché oggi, le storie di Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane portano ancora impressi il marchio e la forma che i valori vittoriani hanno dato loro: maschili, autoritari e borghesi. Valori elaborati in un’epoca in cui le donne non avevano né voce, né diritti. Ma chi erano queste donne, e come hanno vissuto prima che la loro esistenza venisse barbaramente spezzata dalla mano di un feroce assassino? Attraverso un imponente lavoro di documentazione e una scrittura che lo rende appassionante come un romanzo, “Le cinque donne” riesce pienamente nel suo obiettivo di dare un volto alle donne che per troppi anni sono rimaste oscurate da un mito, restituendo loro ciò che tanto brutalmente hanno perduto insieme alla vita: la dignità.

Recensione: Questo libro l’ho scelto come lettura per Halloween convinta che fosse quello giusto per un periodo tenebroso. Eppure in realtà mi ha stupito per la sua veridicità e la sua cruda capacità di entrare nell’animo di persone che sono scomparse molto tempo fa e in maniera così tragica. Le cinque donne è diventato uno dei miei libri preferiti del 2020 perché mi ha catturata, mi ha commossa e soprattutto è riuscito a non annoiarmi mai, nonostante la sua impostazione biografica e il suo essere così approfondito dal punto di vista storico. Inoltre ha saputo farmi appassionare alla vita di queste cinque donne che, nonostante vengano ricordate semplicemente perché vittime del famoso serial killer, avevano molto da raccontare. Un punto di forza di questo libro sta nella bravura della scrittrice di farti immergere completamente in una Londra Vittoriana lontana dagli stereotipi fin troppo sentiti in molti romanzi e più vicina a quella che doveva essere la vera vita londinese dell’epoca. Una vita dura, difficile e incerta; una vita oppressiva e vincolante soprattutto per le donne e per coloro che nella vita hanno affrontato vicissitudini ardue e dolorose. Abbiamo a che fare con un’analisi profonda del contesto sociale, politico ed economico della città; siamo in piena rivoluzione industriale e il bisogno di maggior manodopera ha oscurato completamente il riconoscimento dei diritti, in particolare di quei lavoratori delle classi meno agiate. L’uomo diventa un numero, uno dei tanti necessari in nome dello sviluppo e del cambiamento. La donna all’epoca aveva ancora “meno valore” perché relegata al contesto domestico oppure a lavori davvero denigranti e pagati miseramente. Le nostre cinque hanno vissuto un’esistenza problematica, piena di ostacoli e fatta perlopiù di sofferenze e di restrizioni. Ogni racconto, narrato in maniera dettagliata e minuziosa, colpisce per la sua durezza; con umiltà la scrittrice prova ad entrare nella loro esistenza, dando voce alla loro storia e raccontando aspetti e particolari ignoti ai più. Ecco che le cinque vittime non sono più solo tali ma finalmente tornano ad essere donne, mogli, figlie, madri, complici e individuali. Ne sviscera la personalità, le motivazioni e l’animo profondo, quasi fossero loro stesse a raccontarsi, esaltandone le qualità, i sogni, i desideri e i dolori. Tornano ad essere “individui pensanti” dotati di indole e di soggettività e non più semplici pedine di una storia triste della cronaca nera. In questo libro l’aspetto macabro di tutta la vicenda finisce in secondo piano, mettendo invece in evidenza l’importanza di conoscere nel profondo queste donne per smentire anche tutte quelle voci che all’epoca giravano intorno alla vicenda, alimentate soprattutto da giornalisti che pur di avere la notizia, non si facevano problemi a creare stereotipi e pregiudizi intorno a queste cinque figure. Fidatevi se vi dico che non vi basteranno queste pagine; vi sembrerà comunque di non averne saputo abbastanza e di voler approfondire ogni aspetto della loro vita. Vi affezionerete; gioirete quando le cose sembreranno andare meglio e vi stupirete quando le cose prenderanno una piega inaspettata, arrivando ad avere veramente consapevolezza di quello che poi ha portato alla fine tragica di ognuna di loro. Pur sapendo come andrà a finire, spererete che per queste 5 anime ci sia davvero un modo per scampare alla triste sorte e per trovare un po’ di felicità.

8+

8 Risposte a “Recensione di “Le Cinque Donne””

  1. Fino ad ora quando si parlava degli omicidi compiuti di Jack lo Squartatore, quelle povere vittime erano solamente un numero o una serie: la prima, la seconda. È bello sapere che questo romanzo ridà loro un valore come donne.

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  2. Questo che hai appena raccontato era un libro che ho avuto per mesi in wishlist ma che poi ho tolto perché in tante, troppe persone ne hanno parlato male. Ora tu invece ne parli benissimo anzi dici che è stata una delle letture più belle dell’anno… non so cosa fare!

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