Recensione di “Il pozzo della solitudine”

Se vuoi comprare il libro e supportare il mio lavoro ecco il link di affiliazione AMAZON

Il pozzo della solitudine

Autrice: Radclyffe Hall

Casa Editrice: Neri Pozza

Anno di Pubblicazione: 2024

Genere: Narrativa di genere, società e cultura

Trama: Apparso per la prima volta in Inghilterra nel 1928, attirandosi immediate critiche e richieste di ritiro della pubblicazione per «oscenità», Il pozzo della solitudine è una testimonianza di quanto proverbialmente ferisca più la penna che la spada: poco dopo la sua uscita un recensore inglese lo paragonò a «una fiala di acido prussico», che a sua opinione avrebbe fatto meno danni alla gioventù rispetto alla lettura del volume. Quello che le autorità temevano era che il romanzo scatenasse «un’epidemia di omosessualità». L’opera, latamente autobiografica e presto rimossa dalla circolazione, mette infatti in scena il conflitto identitario di una donna della buona società inglese che, facendosi chiamare Stephen Gordon e intraprendendo una relazione con Mary Llewellyn, incontrata a Compiègne durante la Prima guerra mondiale, osa mostrare pubblicamente tutti gli aspetti dell’amore lesbico. Il vero scandalo del Pozzo della solitudine risiede nel genere delle due protagoniste nonché nell’ambiguità di Stephen, imprigionata in un corpo femminile che non sente suo. La solitudine del titolo è allora quella a cui i personaggi sono costretti: l’amore fra due donne, per quanto non sanzionato dalla legge, era comunque considerato immorale, e obbligava a una vita da invisibili. Quando l’unica cosa che Stephen, e Radclyffe Hall insieme a lei, vorrebbero rivendicare è un semplice «diritto all’esistenza». Ristampato nel Regno Unito solo nel 1954, Il pozzo della solitudine è dunque la storia di una donna coraggiosa alla ricerca, costante e vana, della propria felicità; il racconto di una vita che, oggi come ieri, non smette di interrogare chi legge; la «Bibbia della letteratura lesbica» (The Times).

Recensione: Il Pozzo della Solitudine è il lavoro più famoso di Radclyffe Hall che, nel 1928, decise di raccontare la propria storia attraverso un alter ego, quello di Stephen.

Stephen è la figlia di una coppia aristocratica inglese che ad una prima visione poco attenta, risulta essere una coppia “normale”, che ama la propria figlia e che cerca in tutti i modi di farla crescere protetta, amata e viziata.

Nonostante tutto questo, Stephen è “diversa” da tutte le altre ragazzine della sua età; il padre asseconda ogni suo desiderio, nonostante non si conformino ai canoni sociali dell’epoca e a ciò che ci si aspetta da lei in quanto femmina e in quanto persona altolocata. La madre invece vorrebbe “cambiarla” ma evita di dire la propria sulla sua educazione per evitare di entrare in conflitto con il marito.

Stephen da ragazzina si invaghisce della propria cameriera e dalla passione che prova ne scaturisce una crisi dovuta alla scoperta della relazione della cameriera con un uomo. Tutto questo porterà il padre a rafforzare la propria protezione nei confronti della figlia, tenendola quasi in una bolla di cristallo, e all’allontanamento della madre, incapace di amare la figlia proprio per la sua natura.

Il Pozzo della Solitudine è fondamentalmente il racconto aperto della scoperta e della presa di consapevolezza della propria identità da parte di Stephen (e quindi da parte della stessa autrice), scandita da eventi importante, a volte anche traumatici come quelli che avvengono sul finale del romanzo.

Stephen lotterà tutta la vita per vedersi riconoscere per ciò che è e per ciò che ama, contro una società bigotta incapace di metabolizzare l’individualità delle persone e contro la disapprovazione della stessa madre, a sua volta incapace di vivere il proprio rapporto con la figlia oltre i pregiudizi e oltre le etichette.

Ho apprezzato la forza e la tenacia di Stephen nel difendere sé stesa e il proprio diritto di amare chi voleva; ho vissuto intensamente le sue emozioni e le sue sofferenze, vivendo la lettura in maniera passionale come lei e a volte addirittura permeante.

Sicuramente l’autrice, visto il periodo storico in cui ha scritto il romanzo, ha dimostrato un ardore e un coraggio unico; l’intento era forse quello di raccontare la propria storia a testa alta, con orgoglio e dignità, ma allo stesso tempo quello di infondere coraggio ad altre persone, dimostrando che bisogna sempre essere orgogliosi di chi si é e dei sentimenti che si provano.

0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.