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Recensione di “Dragon Hoops”

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Autore: Gene Luen Yang, L.Pien

Casa editrice: Tunué

Anno di pubblicazione: 2020

Genere: Graphic Novel

Trama: Una prodezza impressionante di giornalismo illustrato firmata da Gene Luen Yang, ambasciatore nazionale per la letteratura giovanile negli Stati Uniti, finalista al National Book Award, vincitore del premio Printz e di un premio Eisner Award. “Dragon Hoops” racconta in modo avvincente le speranze di vittoria della squadra di basket al liceo di Oakland dove Gene Luen Yang ha insegnato per 17 anni e, nello stesso tempo, la storia del basket, uno sport che in Italia conta più di un milione tra giocatori e appassionati. Eppure “Dragon Hoops” non è solo un graphic novel sullo sport, è un inno al coraggio e alla determinazione contro il razzismo e ogni discriminazione. Gene non fa sport. Da bambino, i suoi amici lo chiamavano “Stick” e ogni partita di basket a cui giocava finiva con il dolore. Ha perso interesse nel basket molto tempo fa, ma al liceo dove ora insegna, è ciò di cui tutti parlano, perché la squadra del liceo sta vivendo una stagione fenomenale, che è stata attesa da decenni. Ogni vittoria li avvicina al loro obiettivo finale: Campionati dello Stato della California. Gene Luen Yang sa che deve seguire questa epopea fino alla fine. Quello che non sa ancora è che questa stagione non cambierà solo la vita dei Draghi, ma anche la sua stessa vita. «Coinvolgente, divertente e pieno di intuizioni» New York Times.

Recensione: Vi capita mai di iniziare una lettura immaginandovi una tipologia di libro e ritrovandovi piacevolmente stupiti per il vostro errore? È quello che mi è successo con la lettura di questa graphic novel. Ero convintissima di immergervi in una storia prettamente sportiva dato che in questo libro, il nostro protagonista è l’autore stesso e ripercorre le gesta della squadra di basket del liceo dove lavora (oltretutto è ispirato alla vera storia di questa squadra e a tante figure famose di questo sport). Dragon Hoops è molto altro: racconta della storia di questi giovani atleti, del loro essere così diversi ognuno con le sue peculiarità pur condividendo la stessa passione e del loro appartenere a mondi e culture differenti e a volte spesso molto lontane. Questo racconto è l’espressione della lotta contro la discriminazione e il razzismo, è l’esaltazione della diversità come ricchezza e soprattutto è la celebrazione dell’accettazione dell’altro in ogni sua parte. Ho apprezzato molto la storia di ognuno di loro: l’autore attraverso cenni storici e il racconto di vita ci permette di intravedere attraverso uno spaccato, le peculiarità di culture ed etnie diverse. Lo fa in modo delicato e ironico a volte, senza mai risultare pesante e spesso in maniera quasi velata. Man mano che leggiamo ci rendiamo conto che non stiamo solo leggendo le vicissitudini di una squadra e il suo cercare di realizzare il sogno di vincere il campionato studentesco. Ci immergiamo sempre di più in un mondo fatto di esperienze di vita, di sentimenti , di gioie e di rinunce, di conquiste e di rinunce, aiutandoci piano piano a capire il vero scopo di tutta questa storia. Indipendentemente da come andrà a finire la partita decisiva, l’importante è averci tentato e averci messo tutta la grinta possibile. Realizzarsi come persona vuol dire a volte scontrarsi con la cattiveria e con l’ignoranza altrui. Eppure se si riconosce quanto la diversità sia in fondo anche un punto di forza, si può andare oltre le malelingue e gli attacchi, superare la malignità e gli ostacoli, riuscire a sentirsi finalmente me stesso e a vivermi pienamente. Anche il protagonista stesso, quando era più giovane, veniva deriso e preso in giro per il suo aspetto e per il suo essere così “nerd”. Ecco che quindi, pian piano conoscendo i giocatori, scopre di avere con loro molte più cose in comune di quello che pensava. Lo stare vicino a loro, conoscere i loro racconti e viverli come persone vicine, aiuta anche Gene a cambiare prospettiva, a vedere anche la propria vita da un altro punto di vista e a capire che lui stesso dovrà centrare l’obiettivo personale proprio come un tiro a canestro da 3 punti. Le tavole sono molto semplici senza tanti fronzoli, con pochi particolari e con un tratto molto lineare e non troppo impegnativo. I colori invece sono pochi ma predominanti e completanti, accesi e illuminanti. Interessanti poi i riferimenti alla storia dello sport stesso. Anche gli stessi accenni storici del basket nascondono in realtà un implicito (mica tanto!) riferimento alle condizioni sociali e alla lotta contro la discriminazione sociale e razziale.

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3 Risposte a “Recensione di “Dragon Hoops””

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